Sede di Castelmella

Si definisce alluminio di prima fusione, o primario, il metallo prodotto dall'elettrolisi dell'allumina, mentre si definisce alluminio di seconda fusione, o secondario, il metallo ottenuto fondendo e raffinando rottami, sfridi di lavorazione, pezzi o parti di scarto di alluminio e delle sue leghe.

Queste "materie prime" contengono allumina e, a seconda della loro origine e provenienza, vernici, oli, materie plastiche ed altre sostanze organiche, perciò possono, o devono, essere trattate prima del loro utilizzo.

L'ossido di alluminio si forma per passivazione del sottile strato di materiale superficiale a contatto con l'atmosfera, la pellicola ossidatata è molto compatta ed impedisce un ulteriore attacco dell'ossigeno al metallo garantendo la proprietà di resistenza alla corrosione dell'alluminio. Gli altri composti fanno parte del prodotto originale, vernice o plastica, oppure derivano dal ciclo di lavorazione subita dai grezzi, olio di tornitura.

Durante la fusione dei rottami l'allumina deve essere rimossa dal bagno metallico del forno in modo da non inquinare i lingotti di lega leggera, cioè il prodotto finito. La tecnologia, attualmente impiegata a livello mondiale, si avvale quasi esclusivamente di forni rotativi funzionanti sotto scoria salina. L'impiego di una miscela di cloruro di sodio e di cloruro di potassio protegge l'alluminio liquido dall'ossigeno presente nell'atmosfera, impedendo l'ossidazione del metallo, che ha un'elevata reattività a causa dell'elevata temperatura; inoltre l'allumina entra in soluzione con questa miscela che si comporta da solvente nei suoi confronti. Oltre a questa doppia funzione, di barriera e solvente, la scoria ingloba durante la fase di fusione anche gli inerti e gli altri materiali che "inquinano" il bagno metallico.

In uscita dal forno dopo la scorifica si trovano perciò alluminio metallico, allumina, altri ossidi di metalli presenti nelle leghe leggere ed inerti imprigionati in una miscela di cloruri. La quantità di scoria prodotta, in peso, è pari a circa lo 0.5-0.7 di quella del metallo. Si tratta di un volume ingente di materiale che è difficile poter considerare un semplice rifiuto da smaltire in discarica poiché composto da metalli che, analizzati singolarmente, sono o considerati materie prime, ad esempio allumina, o comunque sono riutilizzabili nel ciclo produttivo dal quale provengono, ad esempio cloruro di sodio e cloruro di potassio.